Regaliamo le motovedette per far sparare ai pescatori di Mazzara del Vallo

Aiutiamo i Libici a imporsi sulle acque internazionali per distruggere il settore ittico.

Quanto è andato in onda ieri sera ha dell’incredibile (video le iene: bit.ly/2T1issK). La Libia ha da anni arbitrariamente aumentato il confine delle acque territoriali da 12 a 97 miglia nautiche. Tutti lo sanno ma i Libici non ne vogliono sapere di rispettare le leggi internazionali in materia per cui il Ministero della Difesa ha attivato da anni un programma di vigilanza sulle barche da pesca c.d. ViPe (fonte MinDif: bit.ly/2qGWoqo) che prevede l’impiego di navi militari Italiane a sorveglianza di quella zona pronte a intervenire alle richieste di aiuto dei motopesca Italiani. I pescatori Mazzaresi e non solo da sempre battono il mare antistante le coste Tunisine e Libiche fino a 20-30 miglia dalla costa perché molto pescosi ma da quando la situazione è diventata calda (sequestri e mitragliate ai pescherecci) l’Italia ha preso provvedimenti con il ViPe e i pescatori erano relativamente tranquilli. Oggi, per evitare che le nostre navi militari potessero incappare in barconi di migranti con l’obbligo di prestare soccorso, è stato chiesto di allontanarsi il più possibile dalle coste vanificando di fatto la protezione del ViPe. Dal video c’è una parziale ammissione in merito dell’ufficiale di marina e un’accusa abbastanza chiara da parte del Sen. Gregorio De Falco (M5S) che la vicenda delle acque territoriali la conosce bene

Risultato? riprendono i sequestri ma con un assurdità in più. Dal video mostrato da uno dei pescatori si vede come un l’assalto dei Libici sventato quando ancora il ViPe funzionava è fatto con una motovedetta donata dall’Italia alla Libia. E ne abbiamo regalate appena 4. Toninelli aveva prospettato di darne altre 32 pensate cosa di buono riusciranno a farci i Libici con tutte quelle motovedette. Potranno meglio scortare i barconi tranquillamente fino a 97 miglia (cioè metà strada tra la Libia e Lampedusa) magari rifornendoli anche di giubbotti e carburante se li vedono in difficoltà.

Questi sono i risultati di chi pretende di risolvere problemi complessi con soluzioni semplici. Questa è una delle prime evidenze che si manifestano con il Populismo dilagante. Ne pagheremo tutti le spese ma il settore ittico ha già cominciato a pagarle a caro prezzo perché viene a mancare un fatturato milionario visto che i pescatori giustamente terrorizzati dai Libici hanno ripreso ad evitare la zona.

Guardate il video-servizio delle iene di Silvio Schembri per restare a bocca aperta qui: bit.ly/2T1issK

ATTENZIONE

Se hai letto fino a questo punto probabilmente soffri di qualche disturbo non ancora individuato dalla medicina moderna.

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E inutile che provi non c’è via d’uscita.

Questione di coraggio

Il coraggio di esprimere il proprio pensiero in tempo di social è una questione che assume sempre più rilevanza. Un atto di civiltà che bisogna considerare seriamente se si vuole fermare la deriva verso l’odio e il tentativo di annientamento della critica e del dissenso cui si assiste tristemente.

Il metodo è lo stesso dei tempi del fascismo in chiave 2.0. Il capobastone accende la miccia con un post ed immediatamente i camerati danno sfogo al peggio che ci si possa attendere da un popolo – quello Italiano – che fino ad oggi era riconosciuto come civile, tollerante, solidale. Italiani brava gente dicevano. Continua a leggere “Questione di coraggio”

Il paradosso nazionalistico

Esportiamo laureati, importiamo disperati e facciamo di tutto per metterli nella condizione di non avere più nulla da perdere.

Sono in costruzione le fondamenta del paradosso nanazionalisitco. Abbiamo una quantità elevata di immigrati. I numeri di Salvini parlano di 500.000 immigrati irregolari che sarebbero stati rimpatriati in tempo record (secondo lo slogan) salvo poi conoscere la realtà e rendersi conto che rimpatriare clandestini non è così immediato come scrivere un post su Facebook. Continua a leggere “Il paradosso nazionalistico”