Carcere per gli evasori fiscali

Buone notizie dal fronte governo. Pare che la coalizione giallo-rossa finalmente si stia occupando del mastodontico problema dell’evasione fiscale Italiana.

La proposta era già stata avanzata dal M5S nel febbraio scorso ma l’alleato Salvini pare che da quell’orecchio non abbia sentito alcunché. Le stime sull’evasione nel nostro paese sono concordi sul fatto che quasi certamente l’evasione costi oltre 100 miliardi di euro all’anno.

Stiamo parlando di circa il 5% del PIL e da solo permetterebbe provvedimenti importanti che quota 100 sembrerebbe una sciocchezza.

Il problema come al solito è che il provvedimento non si trasformi nell’ennesima Legge/Decreto spot di scarsa efficacia sulla scia della prima stesura della legge sull’Autoriciclaggio che prevedeva la non punibilità nel caso i proventi illeciti fossero stati spesi per “godimento personale”. Lì fortunatamente ci mise una pezza la Suprema Corte di Cassazione qualche tempo dopo.

Altro aspetto importante sono le soglie e i criteri. Infatti il carcere per gli evasori esiste già ma perché l’evasione sia considerata reato e non illecito amministrativo occorre dimostrare il dolo e l’entità della cifra evasa deve essere consistente, variabile sulla base della condotta che ha portato all’evasione ma comunque nell’ordine di milioni di euro. È anche corretto riconoscere che tali soglie sono state ridotte con il DL “corruzione” grazie ad un emendamento a firma M5S, dopo che il Governo Renzi le aveva alzate.

È chiaro che se l’entità è tale, l’accusato ha sicuramente la possibilità di permettersi un pool di avvocati esperti in materia potenzialmente in grado di dimostrare l’insussistenza del dolo in assenza di prove schiaccianti.

Quanto sopra richiama le mie preoccupazioni sull’effettiva efficacia di una Legge arresta evasori e soprattutto le attuali tecnologie e i database in possesso degli enti coinvolti negli aspetti contributivi di privati e imprese, sono già in grado di incrociare i dati e scovare gli evasori ben prima che le cifre diventino rilevanti.

Perché allora ogni governo che si succede rimanda e limita questo aspetto? Perché il fisco, accertata una evasione di rilevanza non penale, propone al contribuente di rientrare addirittura con uno sconto?

Abbiamo gli strumenti per prevenire ma si vuole spingere sul giustizialismo, sicuramente molto più remunerativo a livello elettorale. Dall’altra parte, quando si accerta l’evasione si propone uno sconto?Qualcosa non quadra e soprattutto l’attuale sistema, compreso il carcere si sta dimostrando chiaramente inefficace.

Allora sarebbe il caso di abbassare parecchio le soglie. Diciamo fino a 200.000 euro di evasione che corrispondono a circa 500.000 di nero. Senza distinzione tra dolo e colpa ma basandosi sul dato oggettivo. E magari dimenticare gli sconti ma pretendere tutto il dovuto compresi gli interessi maturati e una sanzione aggiuntiva se si vuole evitare il processo Aggiungendo a questo un sistema di controllo capillare e ben strutturato per prevenire che qualcuno possa arrivare a quelle cifre e anche in quel caso senza sconti. Perché chi ha evaso una certa cifra, ha incassato almeno il doppio.

Se non si capisce che i soldi vanno presi dall’evasione e non dai condoni continueremo a stimolare il fenomeno ed a mantenere un sistema economico ed un tessuto commerciale malato e diviso in 3 parti: chi si arricchisce con l’evasione e può permettersi di offrire un servizio o vendere un prodotto a un prezzo concorrenziale, chi fatica a stare in piedi a causa della concorrenza sleale e chi si ostina a tenere in piedi un’attività in passivo facendo leva sull’evasione.

La lotta all’evasione quindi, oltre ad essere un fatto di giustizia sociale, è un aspetto cruciale per sanare il sistema produttivo e commerciale interno, per ridurre il debito e la pressione fiscale su imprese e lavoratori. È necessario portare il livello in linea con il livello medio Europeo. Continuare ad utilizzarla come uno spot a questo punto sarebbe un errore gravissimo. Speriamo che il governo di svolta non cada anch’esso nella tentazione di un provvedimento bandiera.