Il paradosso nazionalistico

Esportiamo laureati, importiamo disperati e facciamo di tutto per metterli nella condizione di non avere più nulla da perdere.

Sono in costruzione le fondamenta del paradosso nanazionalisitco. Abbiamo una quantità elevata di immigrati. I numeri di Salvini parlano di 500.000 immigrati irregolari che sarebbero stati rimpatriati in tempo record (secondo lo slogan) salvo poi conoscere la realtà e rendersi conto che rimpatriare clandestini non è così immediato come scrivere un post su Facebook. Continua a leggere “Il paradosso nazionalistico”

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo Matteo disse ai suoi discepoli: prima gli Italiani! In molti lo ascoltavano e tra loro molti appartenevano a quelle tribù del sud ai quali per anni egli e ancor prima il suo predecessore, dedicarono grandi attenzioni. Venivano affettuosamente definiti terroni.

Allora Matteo non voleva che questi occupassero le terre padane che diventarono ricche anche grazie al lavoro di questi. Ma a lui nulla importava.

Ancora di più la sua attenzione e quella dei suoi compagni, era rivolta ai terroni che non occupavano i territori padani ma, pur stando a casa loro, non meritavano di condividere le ricchezze che i territori padani producevano per lo stato. Anche se queste ricchezze erano create dai terroni stessi per mezzo delle opere e delle industrie costruite in padania grazie ai saccheggi che molti anni prima qualcuno aveva compiuto al sud e aveva battezzato come unificazione.

Fino a quando fu colpito da una illuminazione divina. Quei terroni avevano diritto al voto. Sia gli immigrati in padania che i ladroni a casa loro. Erano in tanti, in troppi per poterli ignorare.

Per sua fortuna intanto degli altri, tantissimi, si erano messi in fuga da guerre e povertà. Povertà nata per le stesse dinamiche di saccheggio dell’unificazione ma senza unificazione. Questi erano moltissimi. Questi non avevano diritto al voto e quindi in nessun modo avrebbero potuto danneggiarlo.

Allora Matteo, dimenticata la terra promessa, la padania, e inizia a predicare contro i nuovi invasori. Più poveri dei poveri Italiani. Più poveri persino dei terroni più poveri. Lui predica e predica e col tempo convince moltissimi che il problema dell’essere poveri è causato da chi è più povero di loro. E la sua predica convince anche i terroni.

Così Matteo, forte di questo seguito, inizia un pellegrinaggio che lo porta fino alle terre del sud indossando vesti che gli ricordassero sempre il nome del luogo da convertire. E la conversione avanza.

Matteo dimenticò la padania libera, i terroni dimenticarono decenni di insulti, ed egli poté trionfare nella scalata del potere che lo arricchì ancora di più. Mentre i terroni e gli Italiani diventarono ancora più poveri.

I poveracci in fuga rimasero tali, perché meno di nulla non si può possedere e continuarono a fuggire perché peggio della morte non c’è nulla.