In tempo di social comunicazione la politica si è fatta narrazione molto più che in passato. Ogni parola o immagine risulta essere attentamente selezionata da esperti (Social Media Strategist) e rientra in una storia con una trama coerente, comprensibile e vendibile.

Questa strategia paga, perché il cliente finale, che poi non è altro che l’elettore, oggi più che mai è tempestato di informazioni e difficilmente può o vuole concedersi del tempo per studiare e approfondire al fine di confermare o smentire l’informazione manipolata. Se a questo si unisce la constatazione che in media, in Italia, il 40% della popolazione è un analfabeta funzionale ecco che la strategia della manipolazione quanto non della mistificazione dei fatti risulta vincente rispetto al pragmatismo.

Il politico di successo oggi non è chi risolve i problemi ma chi è più abile a narrarli per portare il pubblico all’interno del proprio recinto ideologico. Esattamente come le favole che si raccontano ai bambini capaci di alimentare paure, gioie speranze attraverso lupi, draghi, cavalieri ecc. le favole della comunicazione politica possono creare paure, gioie, speranze… Il racconto risponde alla necessità universale di disporre di una trama (inventata) dentro la quale ognuno possa inserire la propria realtà e gli avvenimenti quotidiani. Il racconto è anche in grado di suscitare un senso di appartenenza e di stringere la comunità quando ad esempio inventa un nemico comune contro cui potersi scagliare tutti. Inoltre il comunicatore di successo, deve essere in grado di creare una trama credibile e condivisibile in cui i fatti narrati si intrecciano con gli eventi reali.

Il voto premia in modo pressoché schiacciante chi è in grado di rappresentare i bisogni in modo empatico. Chi i problemi li risolve o mostra strategie attuabili e articolate rimane confinato al fondo della lista dei sondaggi e questo, sempre per le carenze di capacità analitiche della grossa fetta di opinione pubblica, contribuisce ulteriormente ad impedire di emergere a coloro i quali cercano di affrontare i problemi in modo realistico anziché favolistico. Viceversa, e sempre per gli stessi motivi, chi vola nei sondaggi trascina anche una parte di elettori che seguono semplicemente il vento in modo acritico. Perché è più semplice uniformarsi alla maggioranza pur non conoscendo nel dettaglio i contenuti e le proposte rispetto ad informarsi, leggere, comprendere. Perché a nessuno piace trovarsi in minoranza attirando a se le critiche della maggioranza.

In questo contesto le vecchie strategie comunicative non sono più in grado di mantenere un rapporto di vicinanza con i cittadini e vengono anzi percepite come distintive di una categoria autoreferenziale rappresentante i responsabili di tutti i problemi che si vivono nel presente. Poco importa se moltissime leggi importanti e la stessa costituzione è stata scritta da politici che utilizzavano i comizi come principale momento comunicativo.

Arrestare una possibile avanzata di chi, abile nella comunicazione politica contemporanea, mira solo alla propria egemonia senza attuare soluzioni concrete ai problemi dei cittadini, al bene comune, al mantenimento dell’ordine democratico ed al benessere economico e sociale è una priorità assoluta dalla quale, chi si propone come concorrente non può esimersi. E la strada che appare attualmente come l’unica in grado di competere è quella di creare e sviluppare un soggetto politico con un sistema comunicativo capace di lavorare in modo equilibrato sia sul fronte pragmatico che su quello emotivo. Risulta inoltre inutile, se non addirittura controproducente, tentare di smontare direttamente il costrutto narrativo dei competitor che hanno già consolidato le scelte emotive di parte dell’elettorato. Piuttosto meglio sostituire la narrazione dei temi con una nuova, credibile e soprattutto portatrice di speranze (al posto delle paure) per il futuro. Una storia capace di unire e risvegliare l’orgoglio collettivo, che dia speranze e prospetti un miglioramento futuro da raggiungere. Tale da unire, per condividere obiettivi comuni di miglioramento e smontare nei fatti le storie narrate prive di contenuti o dai contenuti in realtà peggiorativi.