Il paradosso nazionalistico

Esportiamo laureati, importiamo disperati e facciamo di tutto per metterli nella condizione di non avere più nulla da perdere.

Sono in costruzione le fondamenta del paradosso nanazionalisitco. Abbiamo una quantità elevata di immigrati. I numeri di Salvini parlano di 500.000 immigrati irregolari che sarebbero stati rimpatriati in tempo record (secondo lo slogan) salvo poi conoscere la realtà e rendersi conto che rimpatriare clandestini non è così immediato come scrivere un post su Facebook.

Ragionamo quindi in modo realistico ma soprattutto ideologicamente asettico sul problema. Abbiamo troppi clandestini e questi, è un dato di fatto, hanno una maggiore propensione a delinquere dei cittadini regolari immigrati e non. Questo è normale nel comportamento umano perché senza la possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro regolare e dovendo soddisfare dei bisogni di vita primari come nutrirsi e trovare un riparo qualcosa devono inventarsi e diventano mano d’opera facile da arruolare per la criminalità organizzata.

Come facciamo a ridurre il numero di clandestini? Ci sono diverse cose da fare. Ma da sola e sufficiente.

Impedire che entrino. Impossibile, ma senz’altro abbiamo assistito ad una drastica riduzione del fenomeno. I modi sono opinabili ma il dato di fatto è questo.

Rimpatriare quelli già presenti sul territorio. Prassi già in atto da tempi lontani e, per stessa ammissione del “Ministro all’immigrazione” troppo lenta. Necessita di ulteriori impegnativi accordi bilaterali.

Integrare il più possibile pur tenendo presente che non è possibile integrare tutti. L’integrazione è una possibilità di riscatto per i disperati e da nello stesso tempo “qualcosa da perdere”. Infatti l’incidenza dei reati tra immigrati regolari integrati e cittadini Italiani è sovrapponibile.

Da qui si evince come si stia remando nella direzione opposta alla riduzione della criminalità e alla richiesta di sicurezza che pure i dati ufficiali ci dicono essere in riduzione e comunque al di sotto di livelli di allarme.

Se da una parte sono diminuiti gli sbarchi dall’altra si lavora per creare ad arte neo-clandestini attraverso il blocco dei permessi di soggiorno per scopi umanitari. E intanto non aumentano i rimpatri. Si depotenziano i sistemi di integrazione, anche quelli di successo come gli SPRAR, e si riducono i finanziamenti ai centri di accoglienza (i famosi 35 euro al giorno) peraltro ampiamente di provenienza comunitaria e stanziati per l’accoglienza. Aspettiamo di conoscere come verranno utilizzati con quelli scopo, perché finanziare assunzioni di Polizia come annunciato non può essere considerata accoglienza e quei soldi finirebbero per tornare indietro alla UE senza risparmio per le casse Italiane.

Intanto l’aumento di clandestini sul territorio, finirà per gravare sui bilanci degli enti locali. Un capolavoro al contrario insomma. Chi si proclama orgogliosamente nazionalista finirebbe, con questa prospettiva, per aumentare la clandestinità e quindi indirettamente per diminuire la sicurezza. Ecco il paradosso.

Ma forse è proprio questo che si cerca, perché alimentare il principale problema che ha spinto la pancia degli Italiani a questo cambiamento radicale di cultura, vorrebbe dire mantenere o aumentare il bacino elettorale sul quale contano i principali partiti nazionalisti.

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