Mortal Network

E come dare un mitra a chi non ha mai usato neanche una fionda e mandarlo in un campo con centinaia di migliaia di persone come lui.

Ormai è un fatto appurato che i social network come ad es. Facebook e Twitter e le chat come ad es. Whatsapp o Snapchat hanno drasticamente cambiato lo stile di vita delle popolazioni industrializzate e non di tutto il mondo. L’esplosione, la diffusione e in molti casi l’abuso di questi strumenti è concomitante alla diffusione di smartphone, tablet, reti wi-fi unitamente al potenziamento delle reti mobili. Tutto questo ha reso possibile interagire in ogni momento della giornata, anche nelle pause lavorative, mentre fino a meno di 10 anni fa per connettersi al mondo sociale era pressoché indispensabile sedersi davanti un PC (non aziendale) collegato ad una linea ADSL.

I social e le chat hanno indubbiamente innumerevoli vantaggi ma gli stessi fattori vantaggiosi sono anche estremamente pericolosi. Ci hanno semplificato il modo di comunicare con gli altri rendendoci tutti “connessi”. L’uomo si sa, è un animale sociale sempre in cerca di connessioni con i propri simili. I social permettono connessioni sociali tra persone che si trovano in ogni parte della terra (o quasi) con sistemi di comunicazione e scambio di dati immediati ed a basso costo.

Essi permettono a tutti di esprimersi ad un vastissimo pubblico potenziale evitando la censura e consentendo la diffusione di informazioni da parte di menti brillanti, critici, giornalisti o economisti indipendenti e chi più ne ha più ne metta ai quali spesso non viene dato spazio nei mass media tradizionali. Ma nello stesso tempo permettono di dar voce anche in forma anonima o sotto “falsa identità” a delinquenti di ogni risma, stalker, disturbatori professionisti, imbonitori, truffatori, piazzisti, razzisti/xenofobi o semplicemente ignoranti a 360°.

Permettono la diffusione di notizie rilevanti anche per la sicurezza delle popolazioni in pochissimi minuti, raggiungendo tantissime persone. É quello che accade ad esempio negli USA o in Francia durante gli attacchi terroristici. La polizia e gli enti preposti raggiungono in tempo reale centinaia di migliaia di persone diramando allerte e comunicati sui comportamenti appropriati. Permettono anche la comunicazione immediata tra singole persone o gruppi e la condivisione di video, immagini, documenti soppiantando quasi completamente la email (più farraginosa) che si attesta ormai come strumento essenziale di lavoro.

Questi aspetti però (diffusione rapida e massiccia di media) hanno dato vita ad un nuovo concetto di diffusione dei dati, la diffusione virale. Il vecchio tam tam ha trovato il corrispondente mediatico, molto più rapido e di portata globale. Pensare che meno di un secolo fa il telefono era roba da ricchi, le notizie si apprendevano nei cine-giornali e nelle comunità agricole attraverso i bandi a voce o quotidiani. Un messaggio, un’immagine o un video inviato ad un amico conoscente, potrebbe prendere la via della rete globale ed arrivare ad una platea di decine o centinaia di migliaia di perfetti sconosciuti.

Questo preambolo si collega a fatti più o meno recenti di cronaca ma non è mia intenzione colpevolizzare le vittime, solo far prendere consapevolezza di come strumenti potentissimi che si sono sviluppati e sono entrati nella disponibilità di tutti in pochissimo tempo, possono facilmente sfuggire di mano. E come dare un mitra a chi non ha mai usato neanche una fionda.

Purtroppo i modelli attuali non aiutano a prevenire questi incidenti. La TV predica da anni e a reti unificate il concetto dell’apparire. Essere belli (o fighi), furbi o intelligenti non è gratificante in se. La cosa va mostrata, diffusa alla propria rete sociale. Ma ciò che di getto può apparire una situazione o una battuta innocente potrebbe essere interpretata dalla maggioranza in modo diverso da chi la scrive. Chi scrive di getto potrebbe non rendersi conto di dare alle parole un senso decisamente diverso da quello che era il pensiero originale. Così la frase o l’immagine diventa virale e la gogna sociale massacra l’autore.

Talvolta queste situazioni sono create ad arte da professionisti della politica che alimentano polemiche ad arte con lo scopo di diventare virali e raggiungere quante più persone possono raccogliendo nella massa sodali. Basta mantenere un livello molto basso nella discussione e lanciare provocazioni, l’analfabetismo funzionale farà il resto.

CONTINUA —> 

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